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Il 00:00:02.50 show intervista Davide Bartolomei

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Il 00:00:02.50 show intervista Davide Bartolomei - Radio Banda Larga

Venerdì 25 gennaio torna in scena il 00:00:02.50 show con il secondo appuntamento live, organizzato in collaborazione con Radio Banda Larga ed ospitato dal Bunker di Torino. Gli artisti coinvolti in questa occasione vivono nel sottosuolo della scena sperimentale italiana, sono appassionati di strumentazione analogica e portano avanti, piuttosto in silenzio, la loro ricerca artistica, che si muove tra spazi occupati e circuiti indipendenti.

La serata sarà aperta dal dj set di Camboja, progetto di improvvisazione live e selezioni in vinile dall’impronta ambient e dub-techno. A seguire, Davide Bartolomei arriva da Bologna con il suo set up chitarra + effetti, per condurre l’ascoltatore in un viaggio nel profondo degli abissi e svelare dimensioni temporali segrete, attraverso la relazione nascosta che si cela dietro all’interazione tra corde e circuiti.

Per usufruire dei benefici di questo tipo di performance, crediamo sia importante avere un’idea del contesto culturale e sociale nel quale l’artista vive e sopravvive. Di seguito alcune pillole spedite in busta da Davide Bartolomei, in vista della performance di venerdì.

Ciao Davide, trovo che la scena sperimentale bolognese sia tornata ad essere più elettrica ultimamente. Discomfort Dispatch a parte, non conosco ad esempio i collettivi e/o gli eventi citati nella tua biografia (Bologna Elettrica, Einheit, Chmod). Cosa succede di nuovo in città?

"Caro Jacopo, devi sapere che il sottobosco bolognese è sempre stato fucina di sperimentazioni e idee, un insieme di persone ed energie che si muovono e si ricambiano a macchia d'olio anno dopo anno. Tuttavia, quando io arrivai a Bologna, ormai 3 o 4 anni, la scena musicale mi sembrò un tantino spenta e ammuffita. In 3 anni l'abbiamo fatta crescere, accompagnata e sostenuta, io e altri pionieri del Do It Yourself, ci siamo inventati la scena, le serate, i luoghi, il gruppo e così sono nati collettivi come Discomfort Dispatch, Bologna elettrica ecc… Allo stesso modo è nato il networking all'interno della città e lo scambio di idee continuo. Come un continuo flusso di coscienza, ci spingiamo sempre oltre, aprendo progetti, eventi, feste di ogni tipo, party in casa, all'aperto, rassegne in gallerie, concerti, festival - come per esempio Bologna Elettrica, festival annuale organizzato ad XM24, centro occupato a rischio sgombero (sostenete la causa mi raccomando!)-.

La problematica che rimane dopo 3 anni di lavoro sul campo è la chiusura. Bologna ti assorbe e ti chiude in sé stessa come ogni buona ridente cittadina di provincia, ed è qui che casca l'asino. Per sopravvivere dobbiamo aprirci al mondo, in connessione continua, senza aspettare che tutto scenda dai colli. Molti collettivi e realtà muoiono proprio per questo motivo; la nuova sfida consiste decisamente in questo: riaprire le porte di Bologna perché i bolognesi le hanno chiuse ormai da troppo tempo."

Il 00:00:02.50 show intervista Davide Bartolomei - Radio Banda Larga

Gli studi più astratti e introspettivi arrivano (solitamente) a valle di percorsi molto dinamici, di assestamento, come se dovessimo liberare gli istinti prima di poter fermarci a pensare. Come sei passato ad una sperimentazione più noise ad una più meditativa? E’ stata un’evoluzione spontanea o il risultato di una necessità personale?

"Per rispondere a questa domanda devo partire da una piccola premessa: io non vengo da un percorso di studi prettamente musicale, ma bensì accademici. La mia formazione è e rimane artistica. L'approccio strumentale sì, quello me lo porto dietro dall'infanzia, ma la struttura e morfologia del mio lavoro si è sviluppata durante i miei anni accademici. Difatti in questo percorso ho avuto al fortuna di incontrare persone capaci di andare al di là della forma e delle categorie; insegnanti di pittura che mi hanno spinto a suonare più che a dipingere; o se vogliamo, a dipingere suonando. Perché se ci pensate la costruzione di un suono idealmente si può ricondurre alla stessa attitudine con cui si crea un colore, e viceversa. Ed è proprio da qui che sono partito, costruendo suoni con ciò che avevo a disposizione: una chitarra, qualche pedale e tanta voglia di andare oltre le classiche possibilità pre-impacchettate, smetterla insomma di suonare in band continuando a fare le stesse identiche cose per anni e iniziare una vera e propria ricerca sulla pelle dello strumento.

Le prime composizione (vuoi per freschezza di intenti vuoi per ingenuità o per influenze di ascolto) cadevano in versanti più noise; in questi primi periodi davo poco spazio alla strumentalità della chitarra, giocando maggiormente sui rumori di terra generati dal contatto corpo-cavo jack, modulati attraverso pedali, creando suite molto più materiche e plastiche se vogliamo. Il cambio di prospettiva è arrivato molto fluido e naturale senza che in fondo me ne accorgessi; gli ascolti hanno fatto e faranno sempre da cardine. Ad un certo punto ho iniziato a liquefare sempre di più il mio suono, ritornando alla diteggiatura, riabbracciando lo strumento, ma conservando la stessa attitudine di sempre, così sono nati lavori come Phantalassa (Communion) e Remote (Grottarecords), che mi hanno permesso di capire quanto il suono influisca a livello inconscio sulla mente e quanto il corpo reagisca ad una stimolazione sonora; la fluidità, la continuità, le infinite possibilità armoniche, la percezione alterata dello spazio tempo e chi più ne ha più ne metta insomma!"

Da un punto di vista performativo, segui degli schemi di arrangiamento o la costruzione del live è improvvisata sul momento? Quale pedale non lasceresti mai a casa? Roba nuova in cantiere?

"La performance che porterò per il 00:00:02.50 show sarà il concept rivisitato e corretto (haha) di Phantalassa, o meglio si parte dalla suite incisa nell album per arrivare a tematiche più ricche e articolate. Infatti Il lavoro si costruisce in una composizione unica di 40 min per chitarra e pedali, in cui il flusso continuo di droni apre la scena e da impronta al tutto, in loop continuo. Come musicista lascio sempre spazio all'improvvisazione, in qualsiasi momento. ma non è questo il caso. Panthalassa è scandito tramite scene che si susseguono via via lentamente, per poi estinguersi nel nulla quasi di soppiatto. Immancabile nel mio set rimane da sempre il Microsynth El Harmonix con cui ho registrato buona parte dell'album, un piccolo giocattolino capace di regalare tante soddisfazioni. 

Sì, materiale in cantiere per questo 2019-2020 ne ho fin sopra i capelli, ora stiamo solo definendo, insieme alla crew di Communion, le varie uscite per rendere il tutto più coerente possibile.

Grazie della chiacchierata,
A presto."

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